Se sei passato dietro al Teatro Biondo negli ultimi anni, probabilmente hai visto Piazza Bottego senza davvero vederla. Due aiuole triangolari, vuote, in una delle zone più centrali di Palermo: uno di quei non-luoghi che la città accumula senza accorgersene. Oggi però quella piazza è diversa. Ed è diversa perché è il luogo da cui siamo partiti per trasformare la città di Palermo. Il nostro primo progetto di riforestazione urbana.
Questa è la storia di come ci siamo arrivati e di cosa succede adesso che gli alberi sono a dimora.
Da vuoto urbano a spazio di comunità
A volte i progetti nascono da una visione precisa, altre volte da una segnalazione al momento giusto. È successo questo: nel febbraio 2025 Carmelo Galati, direttore di Cinema City, ha segnalato alla nostra associazione questo spazio verde dimenticato, un luogo pensato per il ritrovo che, di fatto, nessuno riusciva a vivere. Da quella segnalazione è nato qualcosa di più di un progetto: si è consolidato il legame tra due realtà che, pur muovendosi su fronti diversi, condividono la stessa idea di fondo, perché ambiente e cultura non sono due cose separate.
Da lì il percorso è stato quello di ogni intervento serio: sopralluoghi con il nostro Comitato Tecnico Scientifico, l’accettazione del progetto da parte dell’Ufficio Aree Verdi del Comune di Palermo, e infine il sostegno della Fondazione Sylva, che ci ha permesso di acquistare tutte le piante necessarie alla messa a dimora.
15 ottobre 2025: il giorno della semina
La data non è stata scelta a caso. L’autunno è il periodo giusto per garantire un buon attecchimento, e il Comitato ha selezionato le specie pensando alle condizioni reali della zona: mobilità pedonale, sicurezza, e le temperature estive non proprio miti di Palermo.
Il risultato sono 12 alberature, un piccolo ecosistema urbano che unisce specie diverse per forma, colore e funzione:
- 1 Bismarckia nobilis
- 1 Strelitzia nicolai
- 2 Plumeria rubra (la nostra classica Pomelia)
- 3 Thevetia peruviana
- 3 Carissa glandiflora
- 2 Citrus japonica (i mandarini cinesi)
Nomi che possono sembrare complicati, lo sappiamo. Ma non è questo il punto. L’obiettivo non è che tutti li imparino a memoria — è che sempre più volontari si avvicinino alla cura di queste piante, riscoprendo un mondo vegetale che spesso resta invisibile. E se qualcuno, prendendoci gusto, finisce per imparare anche i nomi latini, tanto meglio.
Targhe che raccontano una storia
Per diffondere un po’ di cultura botanica — e per dare il giusto riconoscimento a chi ha reso possibile tutto questo — abbiamo installato delle targhe di legno accanto a ogni pianta, con i nomi delle specie e dei volontari che se ne prendono cura. Essendo Cinema City il promotore dell’iniziativa, alcune targhe riportano anche titoli di film legati ai temi ambientali: un piccolo dialogo tra radici e pellicola, tra chi cura la terra e chi racconta storie.


Il lavoro vero inizia adesso
Ecco la parte che raramente viene raccontata: la messa a dimora non è la fine del progetto, è l’inizio. Da qui in avanti serve quello che nessuna cerimonia inaugurale può dare — la costanza. Perché Piazza Bottego resti ossigenata e viva, i volontari devono continuare a innaffiare, curare, presidiare quello spazio pubblico quasi fosse un’estensione di casa propria.
È un impegno che va controcorrente rispetto a come siamo abituati a funzionare oggi, con risposte immediate a portata di clic. Prendersi cura di undici alberi significa accettare la lentezza dei processi naturali — e forse è proprio in quella lentezza che si nasconde un po’ di salute e di benessere che altrove non troviamo più.
Maura Cutrì e Caterina Guarino, volontarie

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